Riflessioni sul Tai Chi

Riflessioni sul Tai Chi Chuan del Maestro Pozzessere in occasione della festa di Natale 2016.

 

Cari ragazzi,
innanzi tutto devo dirvi che sono davvero dispiaciuto di non essere con voi questa sera a festeggiare questo Santo Natale, ma ci rifaremo presto. Intanto mandatemi un pezzo di torta.

Ormai sapete che a me piace comunicare stimolando riflessioni ma soprattutto sentimenti ed emozioni, parlando di cose che conosciamo, che pratichiamo, che fanno parte della nostra vita comune.

E’ senza dubbio il Tai Chi, tra le discipline che studiamo, l’arte che ci impone più riflessioni e ci regala più emozioni.

Più di 10 anni or sono, scrissi delle riflessioni sul tai chi per dedicarle ai miei allievi ed oggi, visto che il panorama della nostra scuola è completamente variato, voglio regalarle anche a voi. Vorrei però che fossero soprattutto gli istruttori della mia scuola a cogliere la bellezza del premio finale attribuito a chi dedica il proprio tempo agli altri.

Prima di lasciarvi alle riflessioni, vi auguro che il Santo Natale porti a tutti voi quello che nelle letterine non si può scrivere, ma che alberga nel vostro cuore. E se conoscete qualche persona sola, andatela a trovare. Buon Natale Ragazzi.

 

Riflessioni

Il Tai Chi Chuan, nato nella notte dei tempi, è l’armonia più pura che il corpo umano abbia mai concepito.

Medicina cinese, arte marziale, meditazione in movimento, sport, danza, ogni praticante trova la sua dimensione in ciò che egli vede, in ciò che egli è, avvolgendosi di un corpo quasi esoterico.

E’ il continuo gioco delle energie Yin e Yang che si inseguono, si contrastano, si compensano, nell’antico rito delle leggi universali.

Il Tai Chi Chuan ha il potere di trasportare ogni praticante in una dimensione a lui sconosciuta, di inserirlo nel fantastico mondo delle energie vitali e, quindi, di renderlo attore partecipe e presente nel mondo in cui vive.

Esplora i meandri più nascosti della mente facendo vivere emozioni mai conosciute, o volutamente nascoste, per un fantastico e, a volte, doloroso percorso alla scoperta di noi stessi.

E’ lo specchio della vita, ci propone il bene ed il male. Dalla quiete genera il movimento, dal movimento ricerca la quiete.

Ogni singola cellula dell’organismo viene coinvolta in una dolce e, nello stesso tempo, potente danza del corpo e della mente.

Ogni movimento, ogni intenzione è un suono che riecheggia da millenni, dall’antico oriente fino a noi; SEMPRE UGUALE, SEMPRE QUELLO, ma sempre unico nella coscienza di ogni praticante.

E’ un dono della natura, è una delle sue tante bellezze che ci ha regalato per farci sentire parte integrante di essa. Hai coscienza dei tuoi errori, fai una valutazione più oggettiva del mondo circostante, ti apre gli occhi alla realtà e nello stesso tempo ti trasporta in una favola, in un sogno per arricchire, forse, una vita misera, poco confacente ai tuoi desideri.

Per il praticante il regno della sua crescita interiore è la sofferenza, perchè chi non ha provato la sofferenza non può essere d’aiuto agli altri, non può trasmettere le emozioni che ha dentro.

Un giorno nel lontano 1981, quando fui nominato “Gran Maestro” di Tai Chi Chuan, mentre mi allenavo sulla spiaggia di Policoro, nacque una domanda inquietante: perchè io?, perchè proprio io? Come farò a trasmettere tutto questo ad altri? Io ho vissuto, ho mangiato, ho dormito con gli orientali, ma gli altri! Come farò a far capire agli altri quel fantastico mondo di semplicità e grandezza?

Pino, mi disse Lao Tse, non devi far altro che raccontare una favola, semplicemente raccontare una favola. E’ questo che ti ha regalato l’oriente, è questo che vuole da te il Tempio.

Certe sere al tramonto con l’enorme palla di sole che lentamente scompariva nel mare, quando stanco per le lunghe e estenuanti ore di allenamento mi piegavo in due portando le mani sulle ginocchia ed una goccia di sudore dopo aver percorso la mia fronte ed il naso andava a bagnare la sabbia vicino ai miei piedi, ansimando mi chiedevo: “ma la favola qual’è? Che cosa devo raccontare?”. Poi col tempo ho scoperto che nel Tai Chi Chuan la maggiore eloquenza sta nel silenzio.

Allora che fare? Respiri......., disegni l’anfora dei tuoi sogni, voli con l’aquila verso orizzonti più lontani, fai la frusta per difenderti da coloro che ti vogliono male, accarezzi l’aria per sfiorare la pelle della persona amata, giochi con la palla per ritornare ad un’infanzia felice.

Ritrovare se stessi per aspettare un’altra vita, per riconoscere un altro Samurai, un’altra principessa a cui affidare il Tai Chi, la danza dell’anima.

E quando stanco, ma sereno, chinerai il capo per rifiatare sentirai la voce del silenzio che ti chiama; qualcuno ha ascoltato la tua favola ed ora è lì davanti a te che sta disegnando un’anfora e tu (mio caro istruttore) felice sorridi e dici:” Ahi! Ahi! Si! Si! È così che si fa, ancora una volta........, ancora una volta.........., sempre uguale, sempre quella........ e allora sai di aver vinto.

Vostro,
Giuseppe Pozzessere

Loneriacco di Tarcento, 16 dicembre 2016